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Sinestesia.

Nonmivapiù.

È come se fossi arrivata davanti al traguardo, ma invece di tagliarlo mi sono fermata e ho cominciato a costruire un muro.

Non ho la forza per buttarlo giù, né per scavalcarlo. Posso solo sedermi e aspettare, ma mentre aspetto sto perdendo la gara.

Sto perdendo contro me stessa.

Avevi un braccialetto che si compra al mare, di quelli di cotone colorato, che dicono porti fortuna e poi, un giorno, si spezzi per far avverare un desiderio. Di quelli che hanno tutti, eccetto me, poiché io non li sopporto: rimangono bagnati per ore, dopo la doccia, ed umidi sulla pelle.
Mi sono chiesto quale potesse essere il tuo desiderio. È la prima cosa su cui mi sono interrogato guardandoti quella volta e pensandoti i giorni successivi. Se tu avessi un desiderio sopra tutti, se fosse legato a quel braccialetto o a un sentimento. Ho sentito il bisogno di saperlo, come se fosse il tuo nome.

Italo Calvino, Prima che tu dica “Pronto”
(via doppisensi)

Figli di.

osservatoriosubliminale:

Nascondiamo la merda sotto al tappeto perché a meno che non lo alzi non si vede niente. Chiudiamo gli occhi davante alle difficoltà perché così sembrano più semplici da affrontare, sbloccare l’obiettivo, sconfiggere il mostro della montagna. Mostriamo il meglio di noi perché quel peggio fa paura, ci fa paura, ed è meglio un orsacchiotto che un cane a 3 teste.

Alziamo il telefono, cheese, e si va in scena. Sorridiamo, siamo sicuri di piacere e piacciamo, mostrando quel picco di bellezza che c’è ma è illusoria, nascondendo il fatto che il 99% della nostra vita lo passiamo struccati, con le occhiaie, con i denti gialli e senza il filtro Kelvin.

Siamo mostri, bugiardi e senza cuore. Ma non importa. L’esame è andato male a tutti, non è colpa di nessuno, la colpa è del prof. E se quel prof sono gli altri, meschini e bugiardi come noi, la colpa di chi è? Nostra? No no, non sia mai. La colpa è degli altri, o forse di tutta quella serie di coincidenze che ci formano come persona, le esperienze, la vita in sé.
Chi lo sa, nel caso è sempre del prof la colpa.

Non c’è il coraggio di scegliere cosa essere, se bianco o nero, se Kelvin o Skyline, se Nutella o sottomarca dell’Eurospin e, quei pochi che sanno cosa essere sono simili se non uguali a tutti gli altri, solo con un po’ di convinzione in più.

Mamma, ho deciso di diventare un astronauta.
No Giggino, tu diventerai un macellaio. 

Lancio di dado in un bicchiere, numero 6, ho vinto. Fine del gioco. Scacchiera di possibilità limitate, gioco della vita, cartellino degli imprevisti. La colpa è del gioco che è fatto così. Che gioco del cazzo, andiamo a prenderci una birra, poi la instagrammiamo col filtro Kelvin che la foto esce meglio. Responsabilità non vuole uscire, sta studiando per un esame, dice che il prof è stronzo, ma sarà colpa sua, mica mia, no no, non sia mai.